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lunedì, 27, Settembre, 2021
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O Boteco, dagli inizi a miglior street food in Liguria: “Servono giovani, passione e idee”

In ogni ristorante della Liguria servirebbe un po’ di Marilia Oliveira: la sua voglia di conoscere i clienti, sorridere ed emozionarli con ogni piatto: “Non cucino per sfamare il cliente – dice – cucino per stupirlo”. Chi scrive ha conosciuto Marilia nel 2018, quando senza far rumore e armata di tanta passione ha alzato la saracinesca del suo nuovo angolo di cucina portoghese a Genova, in via San Luca: O Boteco do Bonde Amarelo. Il boteco è un locale tipico dei paesi di cultura lusitana, una via di mezzo fra osteria, taverna e bar di quartiere. Il bonde amarelo è invece il nome del tipico tram giallo che passa per le strade di Lisbona e Porto.

Oggi, nel 2021, molte cose sono cambiate per Marilia. Tutte in positivo. Passione e voglia di fare l’hanno portata in pochi anni a diventare vicecampionessa nella gara culinaria del noto programma Cuochi d’Italia 2020, come rappresentante della cucina portoghese. Gambero Rosso, inoltre, nel 2021 ha premiato O Boteco come Miglior Street Food della Liguria 2022. Fino ad arrivare all’ultima soddisfazione per Marilia: l’apertura di un secondo punto vendita di O Boteco all’interno del MOG (Mercato Orientale di Genova).

Il sorriso di Marilia Oliveira e la sua voglia di coinvolgere e deliziare il cliente è cosa rara oggi, soprattutto in una città mugugnona come Genova. Eppure è stata proprio Genova a decretare il suo successo con O Boteco. Come è stato possibile tutto questo? Come sono stati vissuti questi tre anni di successo da O Boteco? Lo abbiamo chiesto direttamente a lei.

Marilia, a distanza di tre anni dalla sua nascita, come descriveresti O Boteco oggi? 
“O Boteco è a metà strada tra la casa della nonna e un bar. È un ambiente accogliente dove il cliente può mangiare e bere bene, accompagnato da tanta buona musica (perché sì, ci vuole anche questa!). Nel 2018 ho accettato una vera e propria sfida aprendo il mio ristorante nel centro storico di Genova, in via San Luca: una via complicata, è vero, ma oggi posso dire che la sfida è stata vinta. Con O Boteco abbiamo portato la cucina portoghese a Genova: in effetti, la cucina portoghese e italiana non sono poi così diverse fra loro. Hanno sapori molto simili e semplici, arricchiti dall’aglio, dal prezzemolo e dalla cipolla. Ormai sono 15 anni che vivo a Genova: nonostante avessi una formazione nella cucina genovese ho deciso comunque di ritrovare le mie radici e proporre la cucina tipica del mio paese d’origine, lavorando solo con materie prime di qualità in un ambiente informale e rilassato. Dal 2018 fino ad oggi ho vissuto tre anni meravigliosi e ricchi di soddisfazione, nonostante le ultime difficoltà dovute alla pandemia”.

Come avete vissuto quel periodo?
“È stato un periodo indubbiamente difficile, che ha cambiato tutte le carte in tavola nell’ambito della ristorazione. Noi ristoratori però ci siamo dovuti adeguare. La caratteristica principale di O Boteco era quello di essere un luogo all’insegna della convivialità, in grado di sciogliere anche il genovese più mugugnone. Questa convivialità però non poteva convivere con il Covid. Dall’altra parte il periodo della pandemia mi ha insegnato tanto e mi ha fatto capire di più chi fosse il mio cliente e come interfacciarmi con lui nonostante il Covid, a partire dall’asporto. Dopo giugno 2021 abbiamo aperto un secondo angolo di O Boteco presso il MOG, accorgendoci che i clienti arrivavano da tutta Genova e non solo dal centro storico. Il Covid tutto sommato ci ha aiutati a rafforzare il rapporto con i nostri clienti, un rapporto basato sull’onesta, sulla voglia di condivisione. Il rapporto con il cliente per me è tutto nella ristorazione e spero che anche gli altri miei colleghi abbraccino questa filosofia: marketing, Facebook, Instagram e sponsorizzate non sono nulla se poi non si costruisce un rapporto diretto con il cliente”.

Marilia Oliveira

Perché secondo te Gambero Rosso ha premiato il tuo locale come Miglior Street Food della Liguria 2022? Cosa possono gustare i clienti da O Boteco?
“Il punto forte di O Boteco sono senza dubbio i fritti, dal baccalà alle sardine. Parliamo di un metodo di frittura diverso rispetto a quello genovese, ma le materie prime di qualità e i piatti preparati al momento sono il punto fermo del mio locale. Questo riconoscimento è una bella soddisfazione per me, per il mio locale e per tutte le persone che ci lavorano. Se poi penso al periodo difficile della pandemia, in cui le chiusure hanno pesato molto sui ristoratori, allora la soddisfazione si fa ancora più grande. È un riconoscimento al grande sforzo fatto finora”.

Raccontaci un po’ la tua esperienza al programma televisivo Cuochi d’Italia 2020: che esperienza è stata?
“È stata un’esperienza bellissima e mi sono divertita davvero tanto. Guardando i contest di cucina da casa non capivo mai veramente cosa ci fosse dietro a programmi del genere. In realtà c’è uno sforzo enorme da parte di tutti, ci sono professionisti e persone con grandi passioni, amicizie che nascono e continuano anche a telecamere spente. È stata anche  tosta, ma la rifarei altre mille volte. Ad ogni manche pensavo di essere eliminata e non mi aspettavo di arrivare fino in fondo alla competizione e di vincere la sfida. Lo chef Barbieri è una persona splendida, avevo paura di lui all’inizio ma poi ci ha messo subito a nostro agio e si è dimostrato un grande professionista”.

O Boteco, il locale in via San Luca

Sei un bell’esempio per tutti i professionisti del mondo della ristorazione che vogliono investire su Genova, facendo affidamento sulle proprie passioni. Che consigli ti senti di dare a queste persone?
“Il motore di tutto deve essere proprio la passione per ciò che si fa. Forse oggi la parola passione è troppo inflazionata e rischia di perdere significato. Chi vuole dedicarsi alla ristorazione deve come prima cosa interrogarsi e capire se è questa veramente la sua passione o se è piuttosto esigenza, necessità di improvvisarsi o di dimostrare qualcosa a se stessi. La ristorazione è prima di tutto scambio reciproco di emozioni tra cliente e ristoratore. E poi bisogna essere pazienti, apprezzare l’attesa e non arrendersi alle prime difficoltà. Ogni volta che cucino un piatto penso che con quella portata io ho la possibilità di cambiare in meglio o in peggio la giornata di una persona. Se metti passione in quello che fai la gente se ne accorge: per questo, poco dopo aver aperto O Boteco, i miei clienti mi hanno chiesto di non tenere aperto il locale solo per pausa pranzo ma anche per la cena. Questo è il messaggio che mi sento di dare: se c’è un’idea, una passione, un progetto, allora va inseguito. Genova è una città con un grande potenziale e ha ancora bisogno di belle idee, di giovani talenti, soprattutto in questo periodo di ripresa”.