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domenica, 21, Luglio, 2024
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Autostrade, trasporti, caro carburanti: il pericolo dell’agroalimentare ligure e italiano

Le agitazioni previste in questi giorni per quanto riguarda il settore trasporto su gomma, oltre ai disagi più generali connessi alla movimentazione delle merci, determineranno difficoltà ancora più incisive in ordine allo spostamento e alla consegna dei prodotti agricoli deperibili alla distribuzione, alla consegna dei mangimi, agli allevamenti e all’attività quotidiana di raccolta del latte“.

È perentorio Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, nella lettera indirizzata al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e focalizzata a descrivere la situazione che si prospetta per la settimana con il fermo dei trasporti e la manifestazione di settore annunciata per sabato 19 marzo.

La richiesta di Giansanti al ministro è quella di porre particolare attenzione al tema, con l’auspicio che il Viminale possa assicurare il regolare svolgimento delle attività evitando un peggioramento della situazione.

Alcuni giorni fa Confagricoltura, insieme ad altre nove organizzazioni, aveva già sottoscritto un appello al Governo per manifestare le preoccupazioni legate alla filiera zootecnica in seguito all’annuncio delle agitazioni degli autotrasportatori.

La situazione preoccupa anche a livello regionale come spiega il presidente Luca De Michelis: “Ai disagi possibili, legati agli insostenibili costi per il gasolio per il trasporto su gomma, si aggiungono le croniche, e purtroppo lunghissime nella loro gestione, situazioni legate ai cantieri che interessano l’intera rete autostradale ligure“.

De Michelis prosegue: “Viviamo un disagio enorme che ci vedrà fare sacrifici incredibili almeno ancora per due anni, a causa dell’infinita rete di cantieri presenti e ‘figli’ di anni di abbandono letterale della manutenzione ordinaria e straordinaria. Se a questo si dovessero aggiungere blocchi dell’autotrasporto, unitamente alle conseguenze delle più che giuste sanzioni legate al conflitto in atto, che penalizzano sia alcuni settori del nostro export sia, soprattutto, l’import di concimi e torbe, saremmo di fronte a un danno incalcolabile e insostenibile dopo due anni di pandemia“.

E non si tratta – conclude De Michelis – solo di problematiche per l’agroalimentare ligure, ma anche per il ‘made in Italy’, ricordando che dal porto di Genova parte l’80 % dell’agroalimentare italiano esportato via nave e che, in Liguria, transita buona parte della merce destinata al sud – ovest del Continente, veicolata su gomma“.

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