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sabato, 2, Luglio, 2022
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Arianna Liconti: in fondo al mar

…con questo ritmo la vita è sempre dolce cosììì” . Ve la ricordate?
Odiavo la Sirenetta, ma il granchio Sebastian la sapeva lunga.

Bentornata primavera, bentornato profumo di frittura di rossetti, bentornate giornate che si allungano e che ci permettono di fare qualche passeggiata in spiaggia a piedi nudi.
Per YLP primaverile ho deciso di parlare di mare e soprattutto di quello che ci sta dentro, con una ragazza che – attenzione attenzione – è foresta, ma che ha scelto di vivere qui da  un paio di anni e qualcosa mi dice che non se ne andrà tanto facilmente. E quando è così, quando in Liguria ci arrivi per scelta, meriti davvero rispetto e ammirazione perché non è da tutti!

Lei è Arianna Liconti, ecologa marina trasferitasi a Genova dopo gli studi all’estero in biologia marina, frizzantissima giovane donna piena di idee, allegria e spontaneità con molti progetti all’attivo di cui mi ha parlato qualche giorno fa e che vi sveliamo in questa intervista. Con un obiettivo nobile: quello di avvicinare le persone al mare non (solo) per una nuotatina veloce, ma per conoscerlo a fondo.

Hai solo 25 anni eppure dal tuo curriculum sembri tutt’altro che giovane.
Hai deciso di trasferirti in Liguria per svolgere il tuo lavoro. Come mai?
Avevi preso una botta in testa?

(ride di gusto)
No, no, sono partita dalla Calabria e sono andata studiare biologia marina in Galles del nord, poi un master di ricerca in ecologia e conservazione marina in Cornovaglia. Mi sono sempre appassionata ai progetti di Citizen Science (tutte le attività collegate alla ricerca ndr) perché ero frustratissima dal fatto che la ricerca fosse sempre chiusa dentro le mura universitarie, non se ne parlasse fuori. E così anche per l’educazione al mare, fatta in modo statico, specialmente nelle scuole, senza andare nel mare.

Durante gli anni del liceo in Calabria ero entrata in contatto con la onlus Wolrdrise con cui avevo iniziato a fare la volontaria finché, post master, mi hanno proposto di tornare in Italia per lavorare con loro stabilmente. Dopo averci pensato molto ho accettato, ma non destinazione Calabria: potevo scegliere un luogo da Roma in su che non fosse troppo distante dal loro quartier generale, così dato che la Liguria assomiglia un po’ alla Calabria del Nord e io avevo proprio voglia di casette colorate e acciughe ed ero molto attratta dal mar Ligure, ho pensato di venire a scoprire Genova che non conoscevo affatto.
La Liguria è un po’ una Calabria che ci ha creduto, secondo me.

Questa non l’avevo ancora sentita…
Amore per il mare, per la natura e lo sport, da dove arriva tutto questo?
E, esattamente, di cosa si occupa un’ecologa marina?

C’è un luogo preciso da cui arrivano gli elementi che hai citato: Scilla.
Immagina una specie di Camogli sovrastata da un castello e il costone di roccia, dove i pescatori caricano le barche sotto il balcone, quelle tipiche per la pesca del pesce spada.
Quando ero piccola andavo al mare lì, ci ho passato tanti anni della mia infanzia e lì ho scoperto la passione per il mare a tutto tondo: lì ho imparato a nuotare, a tuffarmi dagli scogli e lì ho fatto il mio primo corso di immersioni. Ho iniziato a notare il movimento delle correnti e come gli organismi marini si adattassero a questi cambiamenti e ad interessarmene.

Così piano piano sono diventata ecologa marina, ovvero una biologa marina che studia tutte le componenti dell’ecosistema marino, quindi i pesci, i paguri, gli animali, l’habitat e come questo si muove quindi le onde, le correnti… ma di questo ecosistema facciamo parte anche noi perché nel mare ci andiamo e i pesci li mangiamo.
Quindi in sostanza l’ecologia marina è lo studio di come tutti questi elementi entrano in comunicazione fra loro e se succede qualcosa ad uno di questi, come si ripercuote su tutti gli altri, una visione a 360 gradi dell’ecosistema marino.

Outbe è il nuovissimo progetto lanciato da te e il tuo team da pochi giorni, raccontaci in parole semplici di cosa si tratta…

Outbe è nato perché è importante parlare di mare nel mare.
Quando sono arrivata qui ho conosciuto Outdoor Portofino e Luca Tixi (il founder ndr) mi ha coinvolta in alcune attività. Partiamo dal presupposto che il mare è grande, profondo e gli scienziati sono pochi quindi è difficilmente monitorabile. Finché non sappiamo cosa succede al suo interno non potremo mai proteggerlo, ma le persone che vivono il mare magari attraverso sport all’aria parte sono tantissime.

Outbe nasce con l’obiettivo di mettere in connessione chi vive il mare con chi lo studia, faccio un esempio: uno scienziato ha bisogno di monitorare la costa di Nervi e ha bisogno di conoscere le meduse che bazzicano quella zona; non potrà mai andare ogni giorno a vedere cosa succede. In compenso in quella zona c’è un gruppo di persone che ogni giorno fa kayak e a meno che non siano amici, non si incontrerebbero mai.

Outbe li mette in comunicazione: attraverso la nostra piattaforma permettiamo uno scambio e anche un supporto perché anche alcune aziende che investono in ricerca sono coinvolte e a queste noi forniamo un report a livello di impatto dei progetti.
L’approccio è internazionale, ci sono all’attivo molte collaborazioni estere anche all’interno del nostro team.

Da tempo si cerca di sensibilizzare le persone ad una spesa ed un consumo consapevole delle risorse ittiche. Al proposito, avete all’attivo qualche progetto?

In un certo senso sì, non tanto nella divulgazione quanto nella ricerca, specialmente nella misura in cui monitoriamo i pesci. Quando noi parliamo di spesa sostenibile, parliamo di qualcosa che si basa su tanti diversi parametri: dove viene pescato il pesce, in che periodo dell’anno, come viene pescato e poi guardi di che specie si tratta.
Ad esempio il tonno è ora considerato sovra-sfruttato quindi meglio non comprarlo e dargli tregua. Devi sapere che i dati di report della FAO vengono da monitoraggi subacquei o dai pescatori stessi in base a cosa e quanto pescano, ma il problema è che non sono sufficienti per poter stabilire come stia una specie, ecco perché abbiamo bisogno di più dati possibili per capire lo stato della natura e come poter agire di conseguenza per essere il più sostenibili possibile.

Proprio la stessa popolazione del tonno si sta riprendendo nonostante sia uno dei pesci più commercializzati al mondo, perché una grande multinazionale ha avviato la più grande azione a livello di Ocean Governance per controllarne e tracciarne la caccia e questa cosa ha funzionato benissimo. Per assurdo non possiamo dire come stia il tonnetto alletterato perché non abbiamo abbastanza dati.

Sono rapita da questo circolo vizioso… altre chicche interessanti parlando di pesce?

Beh c’è tutta la questione delle specie invasive per cui sono nati molti progetti che monitorano il cambiamento climatico e quali pesci si stiano spostando da un oceano ad un altro. Esempio: il pesce scorpione, è stato trovato da non molto a Cipro, tra l’altro ha un’ottima carne quindi stanno insegnando alle persone locali a mangiarlo cosicché possano diventare i suoi  “predatori” non avendone lui in natura in quella zona, dato che proviene dall’Oceano Indiano. Qui in Liguria invece all’interno delle aree marine protette di Portofino e Cinque terre c’è un progetto che attraverso lo snorkeling cerca di monitorare le specie indicatori di cambiamento climatico.

Senti ma com’è possibile fare il bagno a gennaio senza morire di broncopolmonite? Tu ci riesci, svelaci il tuo segreto.

Ehm, in realtà sono raffreddata adesso… però ti svelo un segreto: io soffro moltissimo di cefalea e fare il bagno nell’acqua fredda incide positivamente sulla piccola circolazione e mi aiuta a tenerla sotto controllo senza dover prendere medicine. Il mare è la mia medicina.

Come ti trovi in Liguria? Sei solo di passaggio o pensi di restare a lungo?

Ti devo dire che quando mi sono trasferita qui ho ricevuto un’accoglienza eccezionale, non ti nego che ero un po’ spaventata da quello che si diceva e invece ho trovato una realtà di giovani e di associazioni molto fitta e molto forte e anche questo mi ha dato molta speranza perché dopo 5 anni all’estero hai un po’ di dubbi nel rientrare. Non so dire quanto rimarrò, io ho bisogno di muovermi spesso, però qui ci sto molto bene e se anche dovessi spostarmi penso che potrei mantenere la Liguria come base.

Se dovessi descrivere la Liguria in 3 parole quali sarebbero e perché?

CREDERCI, perché ho conosciuto tanti giovani che credono in quello che fanno e vogliono dare il loro contributo al territorio.

QUALITÀ, perché ritengo che qui ci sia una qualità della vita altissima in termini di cibo, di connessioni, di storia e ovviamente di paesaggio.

SATURAZIONE, perché qui i colori sono diversi, ma anche i sapori e l’atmosfera… tutto è più brillante.

Beatrice Tarizzo
Bea, sui social bibibonza, ho un gatto sulla clavicola ed un mortaio sul braccio. Dopo anni passati (a mangiare) in giro per l’Italia ho deciso di tornare alla terrà natìa per la nostalgia di focaccia, acciughe e scirocco. La liguritudine è diventato il mio stile di vita e ne ho fatto un lavoro.

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