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venerdì, 3, Febbraio, 2023
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Storie di mitili a La Spezia: datteri di mare e muscoli pelosi

Nelle acque del Golfo della Spezia, noto per l’allevamento dei mitili (i celebri muscoli spezzini), erano presenti, fino ad una quarantina di anni fa, altri due frutti di mare, adesso praticamente introvabili: il muscolo peloso e il dattero di mare.
I muscoli pelosi, il cui nome scientifico è “Modiolus Barbatus”, prediligono i fondali rocciosi, dove si ancorano, con il loro potente bisso, ad una profondità di circa 3 metri. Le loro valve, di colore bruno giallastro, sono interamente coperte da una vera e propria peluria compatta; sono di un colore rosso più intenso, e il loro sapore è inconfondibile, più delicato e dolce rispetto a quello dei muscoli.

cozza pelosa (© ph Copego.it)

Una colonia di muscoli pelosi, ormai praticamente estinti in queste acque, aveva trovato il suo spazio ideale in quel tratto di mare particolarmente pulito e ben ossigenato da una costante corrente marina, che separa l’isola Palmaria da Portovenere, nella zona di Punta Schola. Fino agli anni ’60, questi muscoli pelosi venivano raccolti manualmente dai subacquei e purtroppo, la loro popolarità li ha portati a una rapida estinzione nel nostro mare, anche perché non si possono allevare.

In Italia si possono ancora trovare in Sardegna, e soprattutto in Puglia, dove sono molto popolari, malgrado il loro prezzo sia il doppio dei normali muscoli, pardon!, delle normali cozze di Taranto e si ha l’abitudine di mangiarle crude. Alcuni nomi dialettali? Pidocchio barbato, catacuzzulu, cocciola pilosa.

Il dattero di mare

L’altro frutto di mare presente, ma introvabile, nel mare spezzino é il dattero di mare. Questo mollusco (Lythophaga Lythophaga) appartiene alla famiglia dei Mytilidae, come il muscolo comune (Mytilus Edulis), da cui si differenzia però per la forma più allungata (possono raggiungere gli 8 centimetri), e il colore ambrato rugginoso. I datteri di mare possono vivere fino a cent’anni e hanno una crescita molto lenta: circa vent’anni per arrivare ad una lunghezza di 5 centimetri. In pratica: per arrivare ad una dimensione commestibile.

Praticamente invisibili, crescono all’interno delle rocce, preferibilmente calcaree, che scavano lentamente grazie alla presenza di un loro acido.
Nel mare spezzino i datteri avevano trovato un habitat naturale nella diga foranea, voluta da Domenico Chiodo, il padre dell’Arsenale Mllitare, che chiude e ripara il Golfo della Spezia dalle forti mareggiate del mare aperto.

La diga, terminata a metà dell’Ottocento, su progetto di Cesare Guarasci, Ciro Versé e Cesare Prato, è  lunga circa 2300 metri, larga circa 50 ed alta 13: una costruzione piramidale, faraonica per quei tempi (anni veramente d’oro per una città che passò dagli 11.000 ai 100.000 abitanti in poche decine di anni), per realizzare la quale, moltissime navi scaricarono migliaia di enormi massi a mare, ricavati da una cava aperta per l’occasione, che presto diventeranno l’habitat naturale per i datteri.

Così, nei cento anni successivi, la diga foranea della Spezia divenne un rifugio perfetto per i datteri, che trovarono riparo e la tranquillità necessaria per crescere con lentezza nel cuore degli infiniti massi che la componevano.

L’unico modo per raccogliere questi molluschi è quello di infrangere le rocce calcaree nelle quali sono alloggiati e per questo motivo, la loro raccolta, viene fatta con colpi di scalpello, martelli pneumatici, e spesso con cariche esplosive. Negli anni Sessanta questo modo decisamente traumatico di raccolta, ha provocato gravissimi danni alla diga foranea della Spezia, già martoriata dai bombardamenti della II Guerra Mondiale.
Poca cosa, se si pensa ai danni ambientali provocati ai Faraglioni di Capri, le cui pareti sottomarine sono state distrutte per il 48%, rendendoli instabili ed insicuri.

Così, dal 1988, per bloccarne la raccolta, salvaguardare i fondali marini dalla distruzione ma soprattutto per proteggere i datteri di mare dalla estinzione (considerando i tempi interminabili della loro crescita), venne promulgata una Legge Nazionale (che ben presto verrà approvata anche dagli altri paesi europei) che ne vietava il commercio.

Questo non ha impedito che la raccolta di frodo e la vendita abusiva di questi molluschi (si possono trovare al mercato nero ad un prezzo di 80/100 € al kg) continuasse, malgrado le continue, serrate indagini delle Forze dell’Ordine. Recentemente la Guardia di Finanza e la Procura di Napoli hanno notificato 19 misure cautelari e 12 arresti per associazione a delinquere finalizzata a reati ambientali.

Così al sud d’Italia, ma soprattutto sulle coste della Croazia, Montenegro ed Albania, i datteri vengono offerti sottobanco nei ristoranti di lusso a clienti buongustai che spesso fanno questo viaggio apposta per poterli gustare.

Da noi, almeno in apparenza, continuano la loro vita centenaria a riposo dentro le rocce della diga foranea e alla Spezia, per salutare una persona anziana ed in buona salute, gli si dice:” A te ghè ciù ani q’un dattero!”.

© foto in apertura: Gambero Rosso

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