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domenica, 21, Luglio, 2024
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Ristorazione, il “profondo rosso” dopo un anno di pandemia

Settore della ristorazione in profondo rosso dopo un anno di pandemia da Covid-19.

Lo decina il rapporto annuale sulla ristorazione in Italia che per il 2020 appare come un “bollettino di guerra”.

La pandemia ha distrutto un settore tra i più attivi e dinamici dell’economia italiana.

In 14 mesi sono stati bruciati il doppio dei posti di lavoro creati tra il 2013 e il 2019, l’incertezza è diventata il sentimento prevalente e lo dimostra la riduzione del 50% del numero di nuove attività avviate nell’anno.

La crisi non travolge solo l’offerta, ma influenza profondamente anche la domanda: i consumi degli italiani si sono fatti meno sofisticati, con la spesa alimentare domestica che non è riuscita a coprire nemmeno il 20% di quanto perso con lo stop a bar e ristoranti.

I nuovi usi e costumi degli italiani hanno spinto gli imprenditori del settore a puntare verso nuovi servizi digitali, la diversificazione dell’offerta e una migliorata qualità dei prodotti agroalimentari, oltre che su una cucina in grado di renderli riconoscibili e valorizzarli.

Per seguire questi cambiamenti da vicino, Fipe-Confcommercio, ha deciso di affiancare al suo tradizionale rapporto annuale sulla ristorazione un’indagine sui prossimi mesi e sulle prospettive di ripartenza, realizzata in collaborazione con Bain & Company e TradeLab.

Alla presentazione dei due dossier ha partecipato anche Giancarlo Giorgetti, ministro per lo Sviluppo Economico.

Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe-Confcommercio, spiega: “Dal primo lockdown a oggi, gli imprenditori dei Pubblici Esercizi hanno vissuto una vera e propria odissea, dovendo fare i conti con il crollo del loro fatturato, l’impossibilità a pianificare la loro attività e una diffusa sensazione di accanimento dei provvedimenti, non giustificato dai dati, nei loro confronti. Nei primi 70 giorni di chiusura forzata, si sono aggiunti altri mesi di confusione normativa collegata all’interpretazione delle prescrizione da adottare per l’esercizio delle attività, per poi cominciare, subito dopo l’estate, con il valzer dei colori: un caos istituzionalizzato che permane, a un anno dall’avvio della pandemia e a ormai sei mesi dall’avvio della campagna vaccinale. Eppure, nonostante tutto questo, l’85% degli imprenditori ha sostanzialmente fiducia di tornare in futuro a livelli pre-pandemia, senza tuttavia l’illusione di tornare quelli di prima: gli imprenditori del settore hanno già cominciato un profondo processo di ripensamento e innovazione”.

Le novità introdotte per le riaperture serali dei Pubblici Esercizi e lo spostamento del coprifuoco – prosegue Stoppani – sono ulteriori importanti passi in avanti per il recupero della normalità operativa, pre-requisito per dare prospettive di fiducia a imprenditori in grande difficoltà, sebbene rimanga la criticità per l’intrattenimento e le discoteche. Se a questo provvedimento si aggiungessero nuovi sostegni per consentire la gestione delle contingenti drammatiche difficoltà e a trattenere l’occupazione del settore, arginando la pericolosa dispersione di competenze, si aprirebbero scenari di vero rilancio per il settore”.

 

 

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